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Vivere (e morire) con l'amianto in casa
In Francia previste multe pesanti per i proprietari, 4.000 vittime anno, il 30% contaminate con l edilizia - Regioni, 17 anni di ritardo: manca la mappa degli edifici
 
Pericolo amianto a Sbitri: l’allarme dei carabinieri
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Dispersione di fibre, il rapporto alla procura. Per la bonifica serve un milione, disponibili 450 mila euro
BRINDISI - Ci sono 450 mila euro pronti per essere destinati, dalla Regione Puglia, alla bonifica di contrada Sbitri, dove giace l’amianto sbriciolato residuo delle demolizioni abusive da quasi tre anni. Si svolgerà martedì un primo incontro informale tra l’assessore comunale all’ambiente Cesare Mevoli e quello regionale alle opere pubbliche Fabiano Amati: in quella sede potrebbero essere già definiti i termini di tempo per la prima fase della bonifica. Due momenti hanno determinato l’accelerata nelle operazioni: un nuovo sopralluogo dei Nucleo operativo ecologico dei carabinieri di Lecce in contrada Sbitri, appena due settimane fa, che ha portato imilitari ad inviare un ulteriore rapporto a Comune e procura di Brindisi sulla situazione - sempre più preoccupante dal punto di vista ambientale - dei detriti di amianto accumulati lungo il litorale; e una visita sul posto dell’assessore Mevoli nella giornata di venerdì scorso.

A nord della costa brindisina infatti, dai tempi dell’inchiesta che ha portato all’abbattimento di 71 alloggi abusivi (gli ultimi demoliti nel maggio 2008) e all’iscrizione nel registro degli indagati di 48 persone proprietarie delle villette, giacciono tonnellat e di macerie in un’area che si estende per quasi quindici ettari. Sono per lo più costituite da amianto, materiale con cui erano costruite le case sequestrate ed abbattute grazie ad indagine condotte dalla polizia municipale di Brindisi. I residui del pericoloso materiale cancerogeno, proprio su disposizione della procura, sono stati incapsulati (con un costo di 50 mila euro di cui il Comune ha deciso di farsi carico) per evitarne la dispersione dell’aria e l’inquinamento del terreno. Oggi però, l’ultimo sopralluogo del Noe ha evidenziato che imateriali utilizzati sono deteriorati e che i contenitori solo logori: questo ha permesso alle polveri di amianto di continuare a disperdersi nell’ambiente. Per bonificare i terreni e bonificare la costa deturpata negli ultimi trent’anni, prima dalle abitazioni costiere abusive, poi dai cumuli di amianto, secondo una stima degli enti locali, sarebbe necessario un milione di euro ma né Comune né Provincia possono operare la bonifica.

La competenza di questa operazione spetta infatti all’ente proprietario dell’area: i terreni sono classificati come demanio marittimo. Negli ultimi tre anni alle operazioni della magistratura, l’ultimo sequestro risale a gennaio 2009, hanno fatto eco anche quelle del Comune di Brindisi. A differenza della Provincia che ha competenza in maniera ambientale, l’amministrazione comunale - che mantiene i poteri ordinari sui terreni (cioè quelli di ordinanza o di concessione) - nonostante la volontà espressa a più riprese di sgombrare l’area dalle macerie, non può investire denaro pubblico per ripulire terreni che non sono di sua proprietà. L’unica alternativa per liberare a costa sarebbe stata quella di agire in danno: il Comune effettuerebbe le bonifiche per poi rivalersi economicamente sui proprietari. Un’ipotesi che però potrebbe costituire un pesante precedente qualora altri privati fossero obbligati alla rimozione di amianto sui loro terreni. Per queste ragioni, con i primi 450 mila euro si libererà il fronte mare dei residui di amianto, sia quelli sbriciolati e già incapsulati che quelli ancora intatti. Quando il Comune avrà a disposizione il resto del denaro necessario, le macerie inerti saranno invece smaltite nell’impianto di frantumazione comunale che entrerà in funzione tra due settimane.

Fonte Corriere del mezzogiorno




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