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Vivere (e morire) con l'amianto in casa
In Francia previste multe pesanti per i proprietari, 4.000 vittime anno, il 30% contaminate con l edilizia - Regioni, 17 anni di ritardo: manca la mappa degli edifici
 
Amianto sull’asilo blindate le finestre
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Nessun bimbo in cortile. Nessuna finestra aperta, se si affaccia sul cortile.

E l’avvio immediato di una serie di esami per verificare la salubrità dei locali della scuola materna di via Verdi, a Savona, rispetto al pericolo delle fibre di amianto nell’aria.

È quanto ha disposto il sindaco Federico Berruti con un’ordinanza pubblicata ieri all’albo pretorio per l’asilo “Regina Margherita” di Villapiana. L’ordinanza è stata notificata all’Asl, ai vigili urbani ma soprattutto al legale rappresentante dell’immobile, il vescovo Vittorio Lupi in quanto responsabile per tutti i beni della chiesa (l’asilo è uno di questi). È l’ultimo atto di una vicenda burrascosa che da mesi allarma decine di mamme ma anche residenti di Villapiana che per la vicinanza al tetto della scuola materna hanno firmato numerosi esposti per sollevare il problema dell’amianto ed i rischi conseguenti.

Che sul tetto di via Verdi ci sia un inquietante lastrone di amianto di quasi mille metri quadrati è noto da quasi due anni ma finora Comune e Asl, nonostante sopralluoghi e lettere di sollecito, non sono mai riuscite a far fare alla proprietà (la Curia) i lavori necessari per la messa in sicurezza e la bonifica. Ora, però, visto il grave ritardo e le sempre più numerose proteste di genitori e vicini (diversi bimbi hanno lasciato la scuola per volere di familiari preoccupati), Palazzo Sisto è passata al contrattacco firmando l’ordinanza che dispone lavori immediati e una serie di altri provvedimenti cautelativi per tutelare la salute dei bambini, a cominciare dall’interdizione dell’uso del cortile e dalla chiusura delle finestre che vi si affacciano visto che quella è la zona dove maggiormente l’amianto si può depositare trasportato dal vento.

Ma la cronistoria del “caso” di via Verdi è datata, inizia per la precisione nell’ottobre 2008 quando all’Asl arrivò la prima segnalazione. Fu un residente di via Firenze a inviare il primo esposto per denunciare «degrado e pericolo per la copertura dell’asilo». I successivi sopralluoghi dell’Asl confermarono la presenza «di 950 mq di lastre di cemento-amianto installato nel 1940» e a più riprese la stessa Asl intimò alla proprietà della scuola l’avvio di un piano di bonifica «urgente». La risposta della proprietà non si fece attendere e assicurò che l’intervento sarebbe stato effettuato «non appena rinvenute le risorse finanziarie necessarie» (c’era da attendere - si disse - una dismissione immobiliare). Poi, a dicembre 2009, la mamma di un bambino rincarò la dose scrivendo al sindaco per lamentare il perdurare della situazione di rischio e chiedendo provvedimenti. Una lettera poco dopo seguita da un altro esposto questa volta dei condomini di un edificio di via Istria (confinante) che sollevarono il problema del vento «che trasporta particelle di amianto verso le nostre finestre».

La Curia, nonostante lamentele e paure, non ha mai risolto il problema continuando a rinviare e rinviare.

Da qui l’intervento odierno del Comune che ha rotto gli indugi e adesso imposto analisi e la bonifica urgente del tetto pena la chiusura della scuola per il prossimo anno e la denuncia all’autorità giudiziaria del legale rappresentante (sempre il vescovo Lupi)

Fonte Il Secolo XIX



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